venerdì 30 novembre 2012

Io e i Videogiochi - Parte I





Parte I – L’infanzia
Sottotitolo: Una grande N marchiata a fuoco nel cuore.

Quando ero adolescente un giorno mi chiesi: ma quali sono le mie passioni? Mi risposi che la mia passione principale era il cinema. Non sbagliavo… ma mi sbagliavo. Nel senso che sì, all’epoca mi piaceva molto il cinema, volevo diventare regista (che poi in realtà intendevo, senza saperlo, sceneggiatore) ma le passioni che mi porto avanti dall’infanzia a oggi sono altre tre: i fumetti, la televisioni e i videogiochi.
Videogioco fin da bambino e credo di aver smesso solo per un breve periodo quando ci fu l’esplosione dei forum (leggasi: quando arrivo l’adsl a casa).

Strano è che non ho mai considerato i videogiochi come mia passione principale, ma lo è. Forse non la consideravo perché non sono mai stato un compratore compulsivo (tranne nel periodo Wii, ma ne parliamo nella parte III).  Quando trovavo/trovo un gioco che mi piace, me lo godo parecchio, giocandoci anche per mesi. Quindi ecco perché non mi ero mai considerato un appassionato di videogiochi in senso stretto.

Ma partiamo dall’inizio. 
Che poi, è anche la parte più interessante, dato che fa molto retro-nostalgy.

Il titolo del primo videogioco della mia vita non me lo ricordo. 
Era sicuramente un platform (e questo ha influito molto sul mio genere di giochi preferito). Aveva un’ambientazione fantasy/medievale, e non era Ghost&Goblin. Era difficilissimo, o almeno così sembrava per noi che si aveva 5/6 anni. Dopo pochi passi si era già morti, e giù gettoni!
Eh sì, perché rse siete nati agli inizi degli anni 80 (o prima) e non eavate sintonizzatissimi con il mondo della nascente informatica (o abbastanza benestanti da permettervi un Atari made in USA) il vostro primo approccio con un videogioco lo avete di sicuro avuto in una sala giochi, con i cosidetti COIN-OP (tradotto: caccia il grano se vuoi giocare).




Nella mia città, Verona, non c’erano tante sale giochi (rispetto a località vacanziere tipo in Sardegna o nella Riviera Romagnola), ce ne era giusto una, ma a 5/6 anni mica ci potevi andare. Fortunatamente i bar avevano i cabinati, e quindi le mamme, quando era troppo freddo per portarci al parco, ci portavano al bar del quartiere, loro “ciacolavano” e noi si faceva la fila davanti agli schermi dei coin Op (nel bar che frequentavamo ce ne erano tre) a guardare i regazzini più grandi (e più bravi) e ogni tanto sputt… sprecare 2/3 mila lire in poche partite da qualche secondo. Ma era comunque una cosa nuova… e fichissima! A volte, quanto il budget giornaliero era finito, e nessun altro giocava, si stava anche a guardare le piccole demo che faceva partire il computer, da tanto che si era inscimmiati.
E se prima erano le mamme a portare i bambini al bar (per ciacolare con le altre mamme) ora erano i bambini a preferire il bar al parco, perché c’erano i videogiochi.

I videogiochi venivano cambiati periodicamente e ricordo che, pochi giorni dopo la mia prima sperperata di soldi, il videogioco (che nemmeno provai) del cabinato centrale fu cambiato, e arrivo un gioco che rivoluzionò tutto: Street Fighter 2.

Sì, quello dove si potevano scegliere anche Vega, Mr. Bison, Balrog e Sagat.

Credo sia inutile sprecare parole su Street Fighter, se se ne parlerà, lo faremo in altre occasioni. Fattostà che il gioco monopolizzò l’attenzione dei frequentatori dei tre cabinati, rilegando i due cabinati secondari a passatempi estemporanei per far passare il tempo prima di poter giocare a Street Fighter. Tipo paliativi per ritardare il ritardo della dose. Quasi involontariamente, aveva assunto una metafora biblica, con il videogioco Messia al centro, e i due giochi (ladroni) ai lati.
Io all’epoca amavo i personaggi pazzi e scemi (tipo Zed di scuola di polizia, il cartone animato) e quindi presi subito in simpatia Blanka. All’epoca i personaggi non si sceglievano perché erano forti o facili da usare, ma perché ci piaceva il loro stile. E Blanka era un mostro verde che dava la scossa alla gente: fantastico! Ovviamente ero incapace. Non si contano i gettoni sprecati.
Ricordo che dopo Blanka passai ad usare Chun-Li, perché era più facile da usare e mi piaceva il suo modo di combattere aereo (solo anni e anni più tardi, iniziai ad apprezzare anche altre doti di Chun-Li, ma questo è un altro discorso).

La potenza biblica di Street Fighter fu oscurata solo qualche settimana dopo, quando alla sua sinistra assunse un’altra figura mitologica: Super Mario Bros.
Credo non serva dire altro.



Non serve spiegare che Super Mario Bros. è stato pubblicato prima di Street Fighter, ma negli anni 80 (In Italia) non c’era mica la stessa contemporaneità di uscite di oggi, quindi era probabile, come appena raccontato, che un videogioco si faceva conoscere prima di un altro, anche se in realtà questo era da più tempo sul mercato.

Poco tempo dopo, quello che ci sembrava solo un sogno, diventò realtà. Qualcuno di noi poteva giocare a quel Super Mario Bros. che tanto ci piaceva, comodamente stando a casa e SOPRATTUTTO senza spendere alcun soldo (era sicuramente la novità più potente del momento)!
Era arrivato il NES. Nintendo Entertainment System. O “Il Nintendo” come veniva chiamato qua. La prima console casalinga della grande N, di mamma Nintendo. Console che marchiò a fuoco tutti i maschi nati nel decennio degli anni 80 e forse anche quelli nati prima. 

Il Monolite Kubrickiano per tutti noi nati negli anni 80.

Io non fui uno di quei fortunati, almeno non subito. Ma poco tempo dopo, diventai fiero possessore di un’altra “Grande” console: il Game Boy. La console portatile della Nintendo.
Premessa nel caso ci fossero dei lettori giovani: all’epoca difficilmente i giochi si sceglievano o si andavano  a comprare, ci venivano regalati. E non è che i nostri genitori erano degli esperti di titoli videoludici… non lo eravamo nemmeno noi a dirla tutta. Ogni tanto però potevi esprimere un breve parere su cosa ti sarebbe piaciuto ricevere, e se avevi fortuna eri un ragazzo fortunato, come diceva Jovanotti. Fortunatamente i primi giochi che ricevetti erano dei must have: Tetris (incluso con il Game Boy) e Super Mario Land, del quale mi meravigliai che non era uguale a Super Mario Bros. del NES. Inizialmente ci rimasi male, poi superai la cosa.

I miei genitori mi regalarono il Game Boy perché anche tutti gli altri genitori dei miei amici lo stavano regalando ai loro figli. Ed era quella la legge di mercato dei videogiochi negli anni 80. Te lo compro solo se ce lo hanno almeno cinque tuoi amichetti, così vi potete scambiare i giochi (e noi non dobbiamo comprarteli tutti). Era così. Non ci si scappava. Addirittura a volte non ti facevano comprare quel videogioco che tanto ti piaceva perché “già ce lo ha Giulio! Cosa te lo compri a fare?”. Difficile spiegare che volevo giocarci “Quando cazzo mi pareva” (ok, all’epoca non credo mi sarei espresso così) e soprattutto senza dare in ostaggio (sì, la cosa del “prestito” era una cazzata, diciamocelo, era un ostaggio) un mio altro gioco. Ma comunque l’economia videoludica funzionava così. O così, oppure ritornavi a giocare coi Lego, o con i pupazzi (all’epoca il termine action figure doveva ancora nascere) delle tartarughe ninja.

L’unico altro modo per poter giocare a più titoli possibili, e diciamocelo, nostra ancora di salvezza, era il videonoleggio del quartiere, che, per una brillante idea dei gestori (il figlio era/è un tipo folle, ma andava a New York e sapeva come funziava il mondo), misero a noleggio anche le cartucce del Game Boy e del Nintendo. Ottimo palliativo per evitare di comprarci gaziliani di giochi (che non eravamo mica tutti come quello che andava al negozio di giocattoli una volta al giorno, lo stronzo viziato), “Vatti a noleggiare un gioco” ed era risolta la questione.

Giocai tanto al Game Boy, per anni, sopravvisse più del NES e più del SUPERNES, restò fiero alleato fino all’epoca dei computer e oltre. Avevo la prima versione (la mattonella bianca a quattro pile) e non la cambiai mai, e non le affiancai mai altri modelli.  Insieme passammo i periodi dell’accrocchio con la luce e del guscio “melliconi” che raddoppiava il volume del Game Boy facendolo arrivare alle dimensioni di un comodino. Ed è anche per questo che gli unici muscoli sviluppati del mio corpo sono quelli della braccia. Fanculo alle flessioni. Game Boy e libri.

Game Boy Mattonella

L'accrocchio per la luce

 
Nonostante le leggi del mercato (videonoleggio e prestito) potevo vantare un buon numero di cartucce solo mie! (Mie! Mie! Mie!). Non tutti erano giochi memorabili (come detto, non sempre li sceglievamo noi i titoli, e a volte pure noi ci facevamo abbindolare da copertine fighe, e il poi il gioco si rivelava una ciofeca). Alcuni invece erano partiti male (ma cos’è sta cosa?!?) per poi diventare gioconi solo per noi che li sappiamo apprezzare. 

Il Game Boy era anche pratico per quando si viaggiava. All’epoca (oltre a non soffrire la macchina) si viaggiava di più. Soprattutto in estate. Si andava al mare dagli zii in Sardegna, e il Game Boy era fonte di salvezza sia per il viaggio, sia per tutta la durata della vacanza, che ok, c’erano i miei cuginetti e si giocava insieme, ma togliere la dose quotidiana di videogiochi a un ragazzino di 7/8 anni  sarebbe stato da telefono azzurro. Inoltre bisognava in qualche modo far passare il tempo a) la mattina quando tutti dormivano e tu ti svegliavi alle 9 e non potevi far casino (non preoccupatevi, con Morfeo abbiamo pareggiato i conti) b) al pomeriggio, durante le ore (dove non si poteva fare casino) che intercorrevano tra il pranzo e l’andare al mare.

Solitamente si aspettavano le vacanze in sardegna, oltre per andare al mare, anche perché queste volevano dire un gioco nuovo per il Game Boy! (“Così te lo godi durante il viaggio/vacanza"). Ricordo ancora l’anno in cui mi regalano Super Mario Land 3: Wario Land. Bellissimo gioco. A pochi giorni dalla partenza. Peccato che mi piacque così tanto che lo finii ancora prima di partire. (almeno credevo, dato che concluderlo al 100% manco oggi…) e così mio padre fu “costretto” (non prima di avermi cazziato perché già avevo finito quello preso appositamente, ma vai te a spiegare che era brutto tenerlo lì senza giocarci per aspettare il viaggio...) a comprarmene un altro. E fu una fortuna, perché mi regalò uno dei giochi che più amai (e amo ancora) nella mia vita da videogiocatore. Super Donkey Kong. Una versione del primo Donkey Kong ma per Game Boy, con oltre 100 livelli! Tutti diversi! In pratica dopo i primi livelli uguali a quelli originali per Coin-OP/NES, il gioco si sviluppava in altri 96 livelli rompicapo, dove Mario doveva prendere una chiave e aprire la porta chiusa a chiave, mentre rincorreva lo scimmione che non voleva mollare Daisy (o Pauline?).
Ricordo ancora che mi fu comprato quello con questa motivazione: “Almeno 100 livelli dovranno bastarti per tutta la vacanza”. Bastarono, ma non per tutta la vacanza, lo finii a circa metà. Ma che gioco ragazzi!

In tarda età il Game Boy fu utilizzato solo ed esclusivamente per giocare al Tetris, che da gioco “vabbé sta lì perché era in omaggio con la console” a “Best Game EVAAAAAA”.
Poi, con sommo dispiacere, dovetti dare l’addio alle armi al mio fidato Game Boy. Il monitor si spegne (perché sta ancora lì, nel cassetto, come una tomba monumentale) pochi secondi dopo l’accensione, e non credo che mamma N me lo possa aggiustare. (e sì, ho provato a cambiarci le pile).

Elenco delle cartucce da me possedute (riesumate dal cassetto tomba monumentale per voi (purtroppo non riesco a ricordare l'ordine di arrivo a casuccia, così metto a caso): Tetris, Super Mario Land, Home Alone (sì, il gioco di Mamma ho perso l’aereo, capirete facilmente i titoli scelti da me e quelli regalatimi da genitori e parenti. Quasi per assurdo, questo gioco, per quanto estremamente difficile, era pure bello), Tetris 2, Wario Land, Super Donkey Kong, Il Re Leone, Teenage Mutant Hero: Turtles 2 (uno dei migliori giochi del GB), Bugs Bunny, Snoopy’s  Magic Show (difficile a credersi ma era pure un bel gioco), Tom&Jerry, Mickey Mouse (molto bello pure questo), Godzilla (sic.), Alfred Chicken (dont’ ask), All-Star Challenge 2 (un gioco di Basket dove si giocava solo in metà campo. Difficile a dirsi ma avendo appassionati di Basket tra gli amici era un ottimo ostaggio per avere giochi più belli), Asterix & Obelix, Donkey Kong Land (la versione per GB di Donkey Kong Country dello Snes), Tasmania Devil Island Chase, Killer Instinct (altra conversione dallo Snes) e Ninja Boy 2 (il mio primo JRPG che confesso non aver particolarmente amato, mi fu regalato).






 





 Notare che la cartuccia di Donkey Kong Land era gialla banana!


Se siete acuti osservatori noterete che mancano almeno 2 titoli che erano dei must have per il Game Boy: Il primo è Super Mario Land 2. Ce lo avevo. L’ho adorato. Ma in una delle mie vacanze in Sardegna lo lasciai a mio cugino. Già… (a lui avevo regalato anche Pac Man, ma non fu una perdita così grossa).

L’altro, soprattutto per i lettori più gggiovani, potrebbe essere: Pokémon. Ma eravamo la generazione precedente, il fenomeno Pokémon in Italia esplose molto tardi, quando ormai il mio Game Boy era ormai tutt’uno con Tetris. Quindi niente Pokemon per i figli degli anni 80. Almeno non sui loro Game Boy… e chi vuol capire capisce.

Ma il Game Boy non fu l’unica console della mia infanzia. Torniamo indietro.
Dopo aver ricevuto il Game Boy la mia “sete” di videogiochi un po’ si era calmata, ma continuavo comunque a frequentare il bar con i coin-op e a invidiare chi aveva un NES.
Semplicemente perché… c’erano altri giochi, mica li stessi che c’erano per Game Boy.

Così scrissi a Santa Lucia (la nostra fornitrice di giocattoli “magica”, che “lavora” al posto di Babbo Natale ed è anche più cool perché invece del 25 arriva al 13 dicembre, che al 25 c’è traffico) per avere anch'io il mio (fottutissimo, ogni tanto ci metto qualche parolaccia per risollevare la qualità del testo) NES. E Santa Lucia, che era una Santa, me lo portò.
Anch’io ero entrato nell'elite culturale.
Con esso ricevetti il gioco che avevo richiesto: Super Mario Bros. 3. Inutile starvi a dire quanto bello era quel gioco, lo sappiamo tutti. Ma immaginatevi (cioè no, ricordate) all’epoca cosa poteva essere per noi dai 8-10 anni. Libidine!
Assieme a Super Mario Bros. 3, ricevetti un altro gioco, non so se era allegato alla console o fu scelto dai miei, fattostà che quando vidi la copertina storsi il naso (che è sta cosa?!?) e non ci giocai subito. Ma poi… divenne uno dei miei giochi preferiti, e uno degli acquisti successivi del NES che richiesi con maggiore veemenza fu il suo seguito. Sto parlando di… Mega Man 2 e del suo seguito, uno dei migliori platform/sparatutto di sempre: Mega Man 3. Inutile dirvi che poi diventai un fan accanito della serie.

L'improponibile copertina di Mega Man 2.

La versione classica del NES comprendeva solitamente Duck Hunt e Super Mario Bros. ma probabilmente quella che mi ricevetti io era già un bundle successivo quindi niente quei due giochi (tanto ce li avevano già tutti gli altri miei amici) e niente Zapper. Nulla di traumatico. Super Mario Bros 3 era sicuramente più figo del primo (e il due invece non ce lo aveva nessuno, ma si noleggiava), e Duck Hunt insomma non era nulla di che. Una volta me lo prestarono, e quasi ruppi lo Zapper del mio amico perché ci giocavo troppo vicino (cioè diciamo incollato). Che poi quando rischi di rompere una cosa di altri sono dolori. Perché se è tua puoi sempre inveire e fartene una ragione, ma se è di altri: a) devi ricomprargliela b) passi per quello che rompe le cose quindi ciao ciao che ti prestiamo ancora qualcosa. Fortunatamente dopo un po’ riprese a funzionare, e la crisi fu risolta.



Anche con il NES erano in vigore le leggi di mercato dell’ostaggio e del videonoleggio. Ricordo che ebbi anche lì una buona gamma di giochi miei, ma di averne giocati parecchi grazie a queste due leggi dell’epoca. Non ricordo i giochi che erano miei, e non mi è possibile recuperarli, in quanto, aiihmé ecco uno dei rimpianti più grossi della mia vita: una volta ricevuto lo SNES, regalai il mio NES con tutte le cartucce. (Erano altri tempi!!! Nessuno pensava che li avremmo rimpianti!!! All’epoca si faceva così!!! Chi pensava che poi sarebbe arrivata la crisi, che le idee svanissero, nessun rimpiazzo, le software house che puntano così tanto con la nostalgia!!!). Quindi sì, lo regalai senza pensarci troppo, e quindi non posso fare un elenco dettagliato.

Ricordo però: Super Mario Bros 3, Megaman 2, Megaman 3, Cip&Ciop Agenti Speciali (non ricordo se solo l’uno o anche il due), Ufouria (gioco allucinatamente difficile), Un gioco simil Megaman sempre sparatutto a due dimensioni, Bionic Commando (regalatomi da un amico ricco che ormai aveva lo SNES), Donkey Kong (non ebbi mai il coraggio di spiegare a mio padre che me lo aveva già comprato in versione migliore per Game Boy, dato che me lo regalò un giorno che, tra l’altro, avevo preso o un brutto voto o una nota di demerito a scuola, e non lo avevo ancora detto, mi vergognavo come un ladro, io stavo facendo cazzate e loro mi regalano videogiochi) e Double Dragon 3. Altri non me ne ricordo, ma viste le due solite leggi, giocai davvero a tanti titoli, quindi difficile ricordami quali erano miei e quali no.

Ufouria, gioco dall'aspetto carino e coccoloso, dalla difficoltà (per l'epoca) allucinante.

Teniamo sempre  a mente che in questi periodo le attività in sala giochi/bar erano comunque presenti. Si smise di andare in sala giochi verso il 2001, quando chiuse anche l’ultimo baluardo del gioco coin -op, sostituiti da slot machine e altre cose più redditizie.

Il Super Nintendo (SNES) non era una console sulla quale i nostri genitori (inteso come tutti i genitori della mia generazione, almeno da noi) credevano. Loro… Mentre noi, purtroppo, sì.
Già il fatto che si chiamava Super Nintendo credo che la percepissero come solo una versione nuova del NES che già avevamo. E che vai a spendere soldi per una cosa che già hai? Erano gli anni 90 baby, mica i ruggenti 80. 
Così per noi poveri videogiocatori che volevano la console nuova, furono anni difficili.
Le due leggi del mercato incisero parecchio. Pochi avevano lo SNES e quindi non si potevano scambiare le cartucce. C’era ancora il videonoleggio,  ma i titoli erano pochi.
Erano tempi bui. Noi vivevamo ancora nell’epoca in cui i soldi erano concetti astratti, il massimo che si poteva concepire era che 5.000 lire equivalevano a 10 partite in sala giochi. Punto.
Poteva quindi essere che lo SNES era effettivamente caro, chi lo sa?
L’unico fatto chiaro era che lo SNES potevo sognarmelo. E così feci. Me lo sognai. 



Ma comunque andò bene così, all’epoca (si era già alle medie) si usciva. Sempre. Anche d’inverno, con il freddo porco. Si giocava a calcetto. Si andava in bici, spingendosi pure nei quartieri vicini. Quando arrivano le giostre per “i morti” (cioè a novembre) si andava lì, c’era la sala giochi, si cercava di scroccare dei “passaggi” sull’autoscontro, e c’erano quelle nuove entità che in realtà c'erano sempre state, ma stranamente ora provavamo un fascino nuovo, ma ancora non capivamo bene perché (cioè si e no, che non eravamo proprio scemi): le ragazze.

Poi, come ogni console a fine ciclo, lo SNES fu messo in vendita al costo pari a quello del topolino della fiera dell’est, e “costrinsi” i miei a comprarmelo. Purtroppo era ancora in vigore la legge del “Prendi giochi che gli altri non hanno, così te li scambi”. E così, invece di comprarmi Super Mario World, o Yoshi Island, o Super Street Fighter, o Donkey Kong Country 1 e 2 (insomma i gioconi dello SNES) mi comprai i giochi della pezzenza (tranne 2).
Questa volta mi è facile ricordarmeli, visto che ebbi ben 6 giochi 6.
Mortal Kombat 3, Asterix (che fortunatamente era diverso da quello del GB), Duck Dogers (un platform con protagonista la versione spaziale di Duffy Duck), e Kid Clown in Crazy Chase (giuro che ho scoperto il titolo in questo istante, San Google) un gioco con protagonista un pagliaccio che doveva attraversare un percorso in verticale. Gioco stranissimo, difficile e ricordo cortissimo, aveva tipo 6 livelli (magari non era nemmeno vero, chissà). QUA trovate un video esplicativo.
A questi 4 si aggiungevano gli unici due giochi decenti che comprai, che in effetti erano due must have dello SNES: Super Mario Kart e Donkey Kong Country 3 (che ancora oggi reputo il migliore della saga). Anche qui, fortunamente, grazie al videonoleggio, e al mio amico Giulio, riuscì comunque a giocare a molti giochi, e anche a tutti i must have dell’epoca.


 
 


Una cosa strana (almeno per me, all'epoca) fu che lo SNES che comprammo aveva un solo Joypad, e io ero abituato ad averne due. All'epoca non si era ancora arrivati a pensare che nel caso se invitavo qualcuno a casa per giocare questo poteva portarsi il suo joystick del suo SNES e così evitare di comprarmi un secondo Joypad che avrebbe fatto la muffa, nossignore, che poi magari ospitavo qualcuno che non aveva lo SNES, che si faceva? Si giocava a turno? Beh, in realtà sì, perché tranne Mortal Kombat e Super Mario Kart (che comprai in seguito, quindi già avevo 2 joypad), tutto il resto era da single player.
Così subito assieme allo SNES comprai il secondo Joypad, ma non presi (nella mia arguta genialità dell'epoca) il joypad classico dello SNES, nossignore, fui attratto da questo:


Lì per lì mi sembrò una figata. Potevo giocare come nei cabinati! Addio fatiche immani per fare la mezzaluna a Street Figheter o Mortal Kombat, ora ci avevo il joystick, la manovella, come in sala giochi!
Inutile dirvi che tale controllo si rivelo una mezza ciofeca. Togliamo il mezza.
Scomodo e inutile. Smisi presto di usarlo e passai a quello normale dello SNES, l'unico che avevo.
Ovviamente quando invitavo qualcuno a giocare, me lo dovevo cuccare io, che faceva schifo ai cani.
 
Non ebbi altre console. Per noi figli degli anni 80 mamma N era Mamma N. Non avrei altra mamma videoludica al di fuori di lei. C’era sì chi aveva il SEGA, ma era considerato un pezzente che non poteva permettersi di giocare nel paradiso terrestre di Shigeru Mihamoto (che francamente all’epoca non sapevamo manco chi cazzo fosse). Oppure era un alternativo, o una ragazza. Insomma eri nel giusto solo se eri del clan di Mario. Tutti gli altri erano gente strana, stranieri, alieni.

Ma, come detto, quando fui finalmente in possesso dello SNES, questo era ormai alla fine del suo ciclo, e all’orizzonte già si intravedeva il Nintendo 64. Non lo amai. Da fiero militante dei platform in 2D, l’introduzione del 3D fu per me qualcosa da odiare. Innaturale. Fine del divertimento. Fu così ancora per molto, cioè anche ora, dove mi sono divertito molto con i Mario Galaxy e gli Zelda, reputo ancora migliori (a livello di divertimento e immediatezza) i platform a 2 dimensioni. Quindi all’epoca l’N64 non era nelle miei priorità… anche perché…
E per la cronaca, nessuno dei miei amici ebbe uno N64. Nessuno. Perché...

In contemporanea, stavano arrivando i primi giochi “decenti” (ok, magari qualcuno potrebbe obiettare sul fatto che anche prima del ’98 ce ne erano, ma per noi all’epoca era così) per PC.
Insomma all’epoca ‘96/’97 avere lo SNES non era più “Sei un dio in terra”, i possessori di PC erano la nuova razza dominante. Le nuove divinità da ammirare.

Fine Parte I.



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5 commenti:

  1. Grandissima descrizione..solo noi che abbiamo vissuto pienamente l'universo NES possiamo capire la vera essenza dei 2D...mettere in pausa la console perchè la cena era pronta..mangiare velocemente x poi ritornare davanti al piccolo televisore e riprendere l'avventura.
    Una grande novità come hai già descritto era il noleggio dei videogiochi..direi la più grande invenzione dopo la stessa Console Nes!!
    Ringraziamo il signore di non essere nati nel nuovo millennio...i giovani di oggi non hanno mai provato il VERO divertimento con i VERI videogiochi!

    Ale

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  2. Sono uno di quei disadattati che ci aveva il sega megadrive^^. Però anche li costavano i giochi (Street Fighter II 170.000 lire...dovetti fingere una morte apparente per farmelo comprare)

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  3. Io ho saltato il periodo cabinati e NES vari, partendo direttamente dal Super Nintendo, del quale però non compravo per niente giochi, mi limitavo a giocare a Super Mario e a quello dei pistoleri..che non ricordo come si chiamava :(
    Ma sono ciofane, capiAtemi :P

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  4. Bellissimo articolo...anche io mi rivedo moltissino in quello che scrivi...
    Solo una cosa...nella prima immagine di Street Fighter,com'è che c'è l'immagine di Vega con il nome di Barlog? ;)
    Curiosa questa cosa... :)

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  5. Allora questo è un quesito facilmente spiegabile. Nell'edizione originale giapponese i nomi sono diversi:
    Il nostro (quello della versione USA) Mr Bison è in realtà chiamato Vega (nell'edizione giappo).
    Vega è chiamato Balrog (come da immagine, che probabilmente è presa dalla versione giappo)
    Balrog è Mr. Bison

    Sagat rimane Sagat che era così anche in Street Fighter 1.

    Come mai questo cambiamento? Pare per evitare cause legali in quanto Mr. Bison (il pugile, in originale) era un riferimento a Mr. Mike Tyson. Non volendo problemi (e chi li vorrebbe con Tyson, che poi come è stato detto da un famoso conduttore "è una bella persona") hanno scambiato i nomi.

    Poi credo che la popolarità avuto fuori dal giappone abbia fatto sì che i nomi siano stati adattati ufficialmente come nella versione nostra. Però di questo non sono sicuro al 100%

    Grazie per il commento!

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